LA GLERA RESISTENTE BUSSA AL MERCATO DEL PROSECCO

di Vladimiro Tulisso


Dopo undici anni di ricerche, 44mila piantine ottenute dall’ibridazione, 8mila giudicate adeguate alla messa a dimora in campo, diventate 200 perché le sole ritenute idonee al percorso, si è arrivati a quattro varietà resistenti che hanno come genitore il vitigno Glera.

Impegno decennale

È il risultato del programma Vam (Varietà autoctone migliorate) cui i Vivai cooperativi Rauscedo (Vcr) di San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) lavorano dal 2015. Come noto la ricerca ha il fine di ottenere vitigni resistenti a peronospora, oidio e ad alcune malattie secondarie. La procedura avviene attraverso l’ibridazione sessuata di Vitis vinifera con specie americane e asiatiche impollinando il fiore di una pianta con il polline di un’altra.Nei giorni scorsi Vcr ha presentato i risultati delle lunghe selezioni proponendo in degustazione l’esito della fermentazione e della spumantizzazione, raccogliendo consensi. Per ora le quattro varietà di Rauscedo non hanno ancora un nome commerciale, ma vengono identificate con le sigle Glera-R-VCR-2, Glera-R-VCR-4, Gleera-R-VCR-5 e Glera-R-VCR-7. A questi vitigni si sono aggiunti tre vitigni resistenti selezionati dal Crea, il Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia del Veneto e identificati con le sigle CREA-Ve- 7_3_8, VE 09_11_02 e VE 13_04_05. Per poter trovare sul mercato le nuove barbatelle
resistenti sarà necessario attendere ancora qualche anno: è prevedibile che il percorso di registrazione possa esaurirsi entro il 2030. Per tutte le varietà, il genoma di Vitis vinifera
rappresenta il 90/95 per cento, con quello delle altre Vitis portatrici della resistenza limitato al 5/10 per cento.

Tipicità e qualità enologica

“Le nuove varietà di Glera resistente – ha spiegato Yuri Zambon, direttore di Vcr – sono state selezionate nel rispetto dell’impronta sensoriale del parentale Glera, pur presentando capacità di adattarsi ai diversi areali di coltivazione italiani. Il presupposto è garantire la tipicità e la qualità enologica. Stiamo studiando non solo la resistenza biotica, agli insetti e alle malattie, ma anche quella abiotica, la capacità delle piante di sopravvivere e produrre nonostante condizioni ambientali avverse”. La resistenza a peronospora e oidio dei nuovi vitigni è poligenica, ovvero assicurata da almeno due o tre geni di resistenza a peronospora e altrettanti a oidio, consentendo così un elevato standard di sostenibilità grazie alla notevole riduzione dei trattamenti fungini. Continua Zambon: “La selezione ha mirato anche a sviluppare genotipi in grado di far fronte ai pesanti effetti del cambiamento climatico nei vigneti del Nordest con resistenze alla bassa temperatura e, nel caso dei portainnesti, anche alla siccità”.

Il nodo legislativo

Se i risultati della ricerca paiono adeguati, il problema legislativo è ancora da superare. L’Unione Europea consente dal 2021 di utilizzare i vitigni resistenti, ma la normativa nazionale italiana ne impedisce la vinificazione nelle Doc. Pare che si stia mettendo mano al Testo unico della vite e del vino per consentirne, oltre alla coltivazione – possibile nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo – anche la trasformazione in vino dell’uva da vitigni resistenti. Un via libera essenziale per la commercializzazione con l’etichetta Prosecco, condizione determinante per la commercializzazione. Attualmente nel solo Friuli Venezia Giulia la superficie coltivata a Glera è arrivata a 8400 ettari, facendone il vitigno più allevato in regione.L’ha ricordato anche Stefano Zannier, assessore regionale all’Agricoltura del Friuli Venezia Giulia: “Quando parliamo di Glera ci riferiamo al vitigno che in Friuli Venezia Giulia occupa la maggiore superficie vitata. Parliamo inoltre di uno dei vini più iconici del
nostro territorio, il Prosecco. Una denominazione dal valore complessivo e strategico inestimabile non solo per il Friuli Venezia Giulia, ma anche per il Veneto, considerando una produzione che supera i 600 milioni di bottiglie esportate in tutto il mondo.

Gestione sostenibile

I risultati dei Vivai cooperativi di Rauscedo – ha insistito Zannier - consentiranno una gestione dei vigneti sempre più sostenibile. Il miglioramento genetico rappresenta la chiave per coniugare sostenibilità, qualità e tipicità anche per il mondo che ruota attorno alla Glera. Le Doc del Prosecco sono fondamentali per i produttori del Friuli Venezia Giulia. Per questo è necessario, in futuro, costruire un quadro amministrativo che, anche in relazione a una diversa distribuzione delle superfici rivendicate, recepisca quel percorso omogeneo che operatori e imprenditori hanno già intrapreso”.L’universo del Prosecco è articolato in tre grandi areali di produzione gestiti dai tre Consorzi del Prosecco Doc (25mila ha), Asolo Montello Docg (2mila ha), Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg (8mila ha) e il Consorzio dei Colli Euganei Doc, dove un biotipo della Glera denominato Serprino occupa 300 ettari. Nella Doc Prosecco è in atto l’iter per l’iscrizione stabile di ulteriori 6mila ettari di “Glera attingibile”, con una prima tranche riservata alle aziende certificate biologico o Sqnpi, il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata.

Vivai Rauscedo, la lunga storia

L’impegno dei Vivai cooperativi Rauscedo nella ricerca è iniziato nel 1933 con il miglioramento della tecnica dell’innesto iniziata già nel 1920. Il Centro sperimentale nasce nel 1965 con i primi passi della selezione clonale. Traguardi importanti nel 1990 con la realizzazione dell’impianto di Piante madri marze a Fossalon di Grado e il significativo accordo di collaborazione con l’Università di Udine del 2006 e la cooperazione con l’Iga, l’Istituto di genomica applicata per lo studio e l’ottenimento delle varietà resistenti a peronospora e oidio. Attenzione indirizzata, nel 2014, anche ai portainnesti con la diffusione della “serie M”, più rustica e performante dei tradizionali. Risale al 2015 l’avvio di un programma indipendente di ibridazione di nuove varietà resistenti e nuovi portainnesti. Attualmente sono iscritti al Registro nazionale italiano delle varietà di vite, e protetti da brevetto, 14 nuovi vitigni. Altre varietà a base Glera e Traminer verranno iscritte entro il 2026.

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Articolo pubblicato sul numero 31 di Mangiavino - febbraio 2026


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