SALVATE IL CRU RONCO DELLA CHIESA UN APPELLO DAL PIEMONTE

di Walter Massa


Il viticoltore piemontese Walter Massa ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione dopo i gravi danni provocati dall’alluvione di novembre nell’area di Brazzano. E sono arrivate adesioni da tutt’Italia

L’alluvione del 17 novembre 2025 ha gravemente danneggiato Brazzano di Cormons, sfiorando il vigneto Ronco della Chiesa dell’azienda Borgo del Tiglio, uno dei cru leggendari del Friuli. Circa 25mila metri cubi di fango hanno colpito l’area, distruggendo edifici e bloccando la cantina di Nicola Manferrari. L’intera annata 2025 è a rischio per l’impossibilità di procedere con le operazioni di affinamento, a causa dei lavori di messa in sicurezza della collina. La gravità della situazione ha mobilitato il mondo del vino, non solo a livello locale. Dal Piemonte è partita una campagna di sostegno a Manferrari che vede tra i protagonisti Walter Massa, importante vignaiolo di Monleale, che ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, raccogliendo in seguito numerose adesioni da viticoltori di tutt’Italia. Pubblichiamo il testo integralmente per amplificare l’appello alla salvaguardia di un vigneto storico, patrimonio non solo del Friuli ma dell’intero mondo del vino italiano. 

Egregio signor Presidente Massimiliano Fedriga, 

nei quattro mesi trascorsi dal 17 novembre 2025 — giorno della drammatica alluvione che ha colpito il  Friuli causando danni irreparabili, tra cui la tragica perdita di due vite umane, feriti, crolli e disastri  ambientali — mi sono confrontato a lungo con molti colleghi vignaioli. Insieme, quasi fossimo una "comunità trans-regionale del vino agricolo italiano", oltre a stringerci attorno a  Nicola Manferrari e alla sua famiglia, abbiamo riflettuto sulla portata dell’evento. Analizzando le nostre realtà aziendali, abbiamo riscontrato profonde analogie geologiche con la collina di  Brazzano: la fragilità dei nostri territori collinari è oggi, ovunque, sempre più a rischio. Il mio riferimento va  all'intero sistema collinare italiano: dagli infiniti ettari di prati e boschi a quelli antropizzati — ma non  devastati — dal lavoro dell’uomo tramite vigneti, oliveti e boschi cedui. 

Sentiamo il dovere di affrontare questo argomento portando la nostra esperienza, certi che, proprio grazie  all'intervento umano, il territorio risulti meglio regimato, drenato e controllato. La produzione di vino, olio, frutta, formaggi e castagne, così come la ricerca di tartufi e l'attività venatoria,  rappresentano presidi che rafforzano l'intero ecosistema. Dopo numerosi confronti, confortato e spronato dai colleghi che sottoscrivono questa posizione, ho  ritenuto doveroso rivolgermi a Lei, massima autorità della Regione colpita. Confidando nella Sua sensibilità, Le offriamo la nostra disponibilità a collaborare per affrontare il caso "Ronco della Chiesa”. L’obiettivo è duplice: aiutare Nicola e il Friuli, ma anche creare un precedente virtuoso — "fare letteratura"  — sotto la Sua autorevole guida, coinvolgendo i Ministeri competenti, le amministrazioni locali e gli uffici  preposti alla tutela e alla sicurezza del territorio. 

La viticoltura e l’agricoltura danno molto alla nostra Nazione e chiedono con forza di essere ascoltate; non  per richiedere contributi a fondo perduto, ma per mettere a disposizione della Patria secoli di esperienza. È  un patrimonio di saperi pratici da affiancare alla teoria per restare davvero al passo con i tempi: per  avanzare bene, infatti, è necessario saper guardare indietro. Sebbene il progresso tecnologico e scientifico ci abbia regalato un mondo migliore, dobbiamo ammettere  che non sempre l’opera dell’uomo moderno — si parli di ponti, dighe o gallerie — è stata ineccepibile. Al  contrario, la resistenza del novanta per cento dei campanili italiani tuttora svettanti dimostra che spesso sono bastati sensibilità, esperienza e un filo a piombo per sfidare i secoli. Quei campanili sono ancora lì e oggi, idealmente, sotto di essi tifiamo per il "Friulano alias Tocai" e per Nicola, unendo 5.000 vignaioli etici che hanno fatto grande l’Italia del vino. 

Il vino è anche questo: gioioso campanilismo, narrazione di bellezza, sicurezza e storia. Al vino, come al  Friuli, non serve un ulteriore sacrario: il “Ronco della Chiesa“ non deve diventare la Redipuglia dei vignaioli. 

Scrivo animato dal rispetto per l’amico Nicola e dalla preoccupazione per il futuro del suo storico vigneto. Così come l’ambiente circostante, l’intera collina danneggiata dovrà essere messa in sicurezza con la stessa  delicatezza che usano gli archeologi quando portano alla luce reperti preziosi. Che differenza c’è,  d'altronde, tra un potenziale patrimonio archeologico e un vigneto messo a dimora negli anni Quaranta che da trent'anni produce uno dei bianchi più iconici al mondo? Mentre un'ipotesi archeologica è una  possibilità, il vigneto è una certezza: produce un Pil etico, estetico, culturale e, da oggi, profondamente  "sociale”.

Come recita l'Inno nazionale, questo è il momento in cui l'Italia agricola, insieme a quella sociale, “s'è  desta”. 

Il mio legame con Nicola nasce da una storia comune, condivisa da tanti vignaioli della nostra generazione nati nel secondo dopoguerra: figli di padri umiliati dallo scandalo del metanolo e da vini fatti in una certa  maniera, ma il vero vino alla fine ha trionfato, con talento, calli e debiti, investimenti abbiamo trascinato  l'Italia nell’Olimpo mondiale del vino. Il vino è frutto di uva, territorio, tempo e maestria. Ronco della Chiesa, Cormons e il Friuli devono essere  narrati non per il dramma attuale, ma per la capacità di rivalsa di un sistema che coinvolge vivaisti,  ristoratori, giornalisti, appassionati, consumatori, uomini colti e una classe politica che speriamo veda nel  mondo rurale non solo un bacino di voti, ma una vera fucina di "lussuria intellettuale”. Il Ronco della Chiesa è un capolavoro realizzato a mano dai contadini del passato nel massimo rispetto  dell’ambiente, capace di raccontare una storia unica. 

Il successo del vino risiede proprio nella sua irripetibilità. L'articolo 1 della legge sulle denominazioni  d'origine lega indissolubilmente il prodotto al nome geografico e ai fattori umani. Le preoccupazioni di Nicola sono legate al rischio che tali fattori vengano compromessi, distruggendo  l’autenticità che ha reso questo luogo celebre nel mondo. Certamente la vita umana viene prima di tutto, e il nostro primo pensiero va alle persone scomparse, ma  anche al futuro. Di tutti. Tuttavia, la tutela della vita deve trovare una sintesi felice con gli aspetti  ambientali, storici ed economici, poiché sono proprio questi elementi a garantire la qualità dell'esistenza e  le risorse per la sicurezza futura. Un luogo prezioso, violentato da fattori esterni, non deve essere ulteriormente sfregiato. La vita è più  complessa di un cuore che batte: è bellezza, ed è per aggiungere e produrre bellezza che noi vignaioli  investiamo ogni energia. 

Preservare la memoria delle viti nate come “Tocai” senza l’onta di farle morire come “Friulano” di Nicola, significa prolungare la vita di chi ci ha preceduto. Credo che questo dovrebbe essere il compito delle  istituzioni: proteggere la popolazione onorando ciò che essa ha costruito. 

Certo che vorrà tenere in considerazione queste mie parole e che saprà attivarsi per coniugare la sicurezza  con il rispetto dei luoghi e dei valori che essi custodiscono, 

La saluto con cordialità. 

Walter Massa 

vignaiolo di Monleale (Alessandria)

Partecipano e sottoscrivono la lettera (senza nessun ordine predeterminato).

Valle d'Aosta: Grosjean Mathieu azienda agricola Les Ecoules - Quart Pavese e figli – Morgex.

Piemonte: Giulio Accornero – Vignale Monferrato; Braida, Giacomo Bologna – Rocchetta Tanaro - Conterno Fantino – Monforte d’Alba; Aldo Vajra - Barolo; Roberto Voerzio – La Morra;  Proprietà Sperino, Luca de Marchi - Lessona.

Lombardia: Arpepe – Montagna; Andrea Picchioni – Canneto Pavese;  Costaripa, Mattia Vezzola – Moniga del Garda; Cascina Maddalena – Lugana di Sirmione.

Trentino: Eugenio Rosi – Volano; Azienda agricola Pojer Mario - San Michele all’Adige.

Alto Adige: Franz Hass – Montagna.

Veneto: Ca’ la bionda – Marano di Valpolicella; Capovilla distillati - Rosà; Casa coste piane - Loris Follador – Santo Stefano Valdobbiadene; Cantine Gregoletto - Premaor; Graziano Pra’ – Monteforte d’Alpone;  Loredan Gasparini – Venegazzù.

Liguria: Ottaviano Lambruschi – Castelnuovo Magra; La Ricolla - Daniele Parma – Né.

Emilia Romagna: Il Teatro Luca Monduzzi – Modigliana; La Stoppa - Rivergaro; La Tosa - Vigolzone; Alberto Paltrinieri - Sorbara; Lodi Corazza – Zola Predosa.

Toscana: Le Potazzine – Montalcino; Le Macchiole Cinzia Merli – Bolgheri; Sassotondo - Sorano.

Marche: Fattoria San Lorenzo - Natalino Crognaletti – Montecarotto; Andrea Felici – Apiro; Casa Lucciola Luca Cruciani – Matelica; Colaccini - Staffolo.

Umbria: Lungarotti - Torgiano; Enrico Neri – Orvieto.

Lazio: Luigi De Sanctis – Frascati; Tenuta La Pazzaglia - Castiglione in Teverina.

Molise: Claudio Cipressi - San Felice Del Molise.

Puglia: Morella vini - Manduria.

Campania: Pietracupa – Montefredane; Azienda agricola Di Meo – Salza Irpina.

Basilicata: Elena Fucci - Barile.

Calabria: Pacelli - Malvito; A vita, Francesco de Franco – Cirò Marina; Calabretta – Cirò Marina.

Sardegna: Giuseppe Gabbas - Oliena.

Sicilia: Arianna Occhipinti – Vittoria; Nino Barraco - Marsala; Eolia - Natascia Santandrea e Luca Caruso - Salina.

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 Articolo pubblicato sul numero 32 di Mangiavino - aprile 2026


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